Fotovoltaico con batteria: con gli incentivi e i prezzi attuali, quanto conviene?

Abbinare un sistema di accumulo ad un impianto fotovoltaico esistente, grazie agli incentivi disponibili consente quasi sempre di rifarsi della spesa iniziale in tempi accettabili. Un’analisi economica secondo varie casistiche, con batterie al piombo o al litio e per varie ipotesi di utenza.

Quanto costa aggiungere una batteria a un impianto fotovoltaico esistente? Ma, soprattutto, è conveniente installare un sistema di accumulo e, se sì, quanto si risparmia e in quanto tempo si riesce a rientrare dell’investimento?

Per rispondere a queste domande abbiamo chiesto aiuto ai ricercatori di RSE, che hanno condotto un’analisi economica, basata sui prezzi attuali dei sistemi di energy storage e sugli incentivi di cui si può usufruire al momento in Italia (qui la versione integrale dell’articolo che presenta l’analisi, curato dall’ingegner Dario Bertani di RSE).

I risultati? Aggiungendo un accumulo a un impianto fotovoltaico esistente – grazie anche agli incentivi – si riesce a recuperare la spesa in tempi accettabili: soli 6 anni nei casi più favorevoli, ma i fattori in gioco sono molti e il payback time si può allungare.

Le tipologie di utenza considerate

Nell’analisi si sono considerate tre diverse variabili: la potenza dell’impianto fotovoltaico che gli utenti già possiedono, i consumi elettrici e il tipo di batterie installate.

Si è valutato il caso di un impianto fotovoltaico esistente da 3 kWp e quello in cui il sistema sia da 5 kWp, mentre in entrambe le ipotesi si è considerata una produzione di circa 1.150 ore equivalenti annue, tipica del Nord Italia, e che l’impianto goda degli incentivi del V Conto Energia.

I ricercatori di RSE sono poi andati a vedere come cambia la convenienza a seconda dei consumi, valutando profili da 2000 a 6000 kWh/anno, e della tecnologia scelta per lo storage: batterie al piombo, più economiche ma con vita utile più breve, o al litio.

Il livello di autoconsumo raggiungibile, cioè la quantità di elettricità prodotta dal fotovoltaico che si riesce a consumare senza farla passare per la rete, varia tra 50 e 80% con impianto fotovoltaico da 3 kWp, e tra 30 e 60% con impianto da 5 kWp.

Da sottolineare che nel calcolare i costi dell’elettricità prelevata dalla rete si è usata la nuova tariffa TD, non progressiva, che sarà applicata a pieno dal 2018 e che èmeno conveniente di quella attuale per chi decide di ridurre i prelievi dotandosi di un batteria, dato che fa pagare meno rispetto ad adesso coloro che consumano di più (vedi QualEnergia.it, Nuova tariffa elettrica: come cambia la convenienza di risparmio e fotovoltaico).

I costi e il dimensionamento della batteria

Nell’analisi si è considerato un costo indicativo di 700 €/kWh utile per le batterie al litio e di 250 €/kWh per il piombo, ai quali va aggiunta la spesa per il convertitore bi-direzionale, i costi di installazione e altre spese aggiuntive.

L’investimento però – a parità di tecnologia – cambia a seconda dei consumidell’utente, dato che chi consuma di più installerà una batteria con più capacità.

“Per gli utenti più energivori, con consumi da 4000 kWh/anno in su, abbiamo considerato sistemi di accumulo da circa 5,5 kWh di capacità utile – ci spiega l’ingegner Dario Bertani di RSE – Questo si traduce per il litio, per il quale consideriamo un 90% di profondità di scarica (DOD), in poco più di 6 kWh nominali, mentre per il piombo, 50% DOD, in circa 11 kWh nominali. Per gli utenti con consumo più basso, solo nel caso del litio, abbiamo ritenuto opportuno considerare una capacità inferiore, pari a circa 3,5 kWh di capacità utile.”

Ma, in soldoni, quanto si spende a seconda dei consumi e della tecnologia scelta? Chi consuma più di 4000 kWh/anno – e dunque ha bisogno di una batteria da 5,5 kWh utili – se sceglie il litio dovrà investire per lo storage, considerando tutte le spese, circa 5800€, mentre se opta per il piombo spenderà tra i 3.500 e i 4000 euro.

Chi ha consumi inferiori, se sceglie il litio può accontentarsi di un accumulo più piccolo, da 3,5 kWh, per una spesa complessiva di circa 3800 € (mentre con il piombo servirà comunque una batteria da 5,5 kWh).

 

Gli incentivi disponibili

Nel valutare la convenienza economica si è tenuto conto sia del contributo della Regione Lombardia, erogato all’acquisto e pari al 45-50% della spesa (si veda qui per i dettagli), che delle detrazioni fiscali del 50%, spalmate su 10 anni.

I due incentivi, come chiarito a QualEnergia.it dall’Agenzia delle Entrate, sono tra loro cumulabili, ma la detrazione fiscale si applica solo sulla parte di spesa lasciata scoperta dall’incentivo regionale.

Ad esempio, se su una spesa di 5.800 euro l’incentivo lombardo eroga subito 2.900 euro, la detrazione fiscale verrà applicata solo sui 2.900 euro restanti, con un contributo di 1.450 euro, erogati in 10 rate annuali da 145 euro, scalate dalle tasse.

In pratica su un investimento di 5.800 euro i due incentivi cumulati rimborsano complessivamente 4.350 euro. Per chi non vive in Lombardia e deve accontentarsisolo delle detrazioni fiscali del 50%; qui l’incentivo scende a 2.900 euro (erogate in 10 rate annuali da 290 euro).

Il risparmio ottenibile e il payback time

A rendere conveniente l’installazione di un sistema di accumulo su un impianto esistente, oltre all’incentivo, c’è poi ovviamente il risparmio fornito dalla batteria in sé, che permette di aumentare l’autoconsumo (il V Conto Energia, alternativo allo scambio sul posto, è in questo più conveniente per chi sceglie di mettere una batteria incentivata).

Per utente da 5000 kWh/anno – spiega Bertani – il risparmio è superiore ai300 €/anno; per chi consuma 3000 kWh/anno invece il risparmio è superiore ai200 €/anno.

Ma quanto ci vuole per rifarsi dell’investimento? Per chi sceglie le batterie al litiol’investimento può tornare in poco più di 8 anni, da confrontare con una vita utile delle batterie stimata in oltre 20.

In caso di sistemi di accumulo al piombo, grazie al minor costo della tecnologia, si scende addirittura a 6 anni, ma qui va considerato che dopo poco più di 8 anni la batteria sarà da sostituire, con la relativa spesa.

Cosa influenza il payback time

Quelli citati sopra, però sono i risultati migliori in quanto a tempo di rientro dell’investimento, riferiti a chi ha un consumo relativamente alto, tra 4000 e 5000 kWh/anno, e un impianto solare da 5 kWp. Le cose cambiano, come si vede nei grafici in basso, in altre situazioni.

Ad esempio, per utenti con gli stessi consumi indicati sopra, l’attrattivitàdell’investimento diminuisce se questi hanno un impianto fotovoltaico da 3 kWp,sottodimensionato rispetto al loro fabbisogno energetico. In questi casi infatti la percentuale di autoconsumo è già alta senza ricorrere all’accumulo, e dunque il beneficio di quest’ultimo si riduce.

Come si vede, poi, superata una certa soglia di consumo il payback time comincia ad allungarsi, in quanto anche in queste utenze si ha una quota consistente di autoconsumo già in assenza dell’accumulo.

Il risparmio in bolletta garantito dalla batteria inoltre scende per chi ha consumi bassi – sotto i 3000 kWh l’anno – anche se i tempi di rientro dell’investimento restano interessanti, di poco inferiori a 10 anni. Per questi consumatori – osservano gli autori dell’analisi – la spesa annua in energia annua è infatti piuttosto limitata e offre poco spazio per recuperare l’investimento.

Altro fattore da non trascurare per valutare la redditività dell’investimento è il livello di autoconsumo antecedente e successivo all’installazione dello storage. “È ragionevole pensare – spiega Bertani – che utenti con profili di consumoparticolarmente concentrati nelle ore serali, o utenti con impianto FV di taglia maggiore, abbiano una percentuale di autoconsumo di partenza inferiore a quella da noi calcolata, e abbiano quindi maggiori chance di rientro anticipatodell’investimento.”

 

Fonte: Redazione QualEnergia.it